Cosa รจ la casa museo di Joe Petrosino
La Casa Museo di Joe Petrosino, situata nella sua abitazione natale a Padula, รจ lโunico museo in Italia dedicato a un rappresentante delle forze dellโordine. Il museo celebra la sua vita e il suo coraggio, esponendo cimeli e documenti legati alla sua carriera.
Giuseppe โJoeโ Petrosino, nato il 30 agosto 1860, visse qui fino a 13 anni, prima di emigrare a New York con la famiglia nel 1873. Diventato un celebre poliziotto italo-americano, tornรฒ in Italia per indagare sui legami tra mafia americana e siciliana, ma fu assassinato a Palermo il 12 marzo 1909 durante la sua missione.
Cosa vedere nella casa museo di Joe Petrosino
La casa, custodita ancora oggi dai discendenti di Petrosino, conserva arredi e oggetti dโepoca quasi intatti, offrendo uno sguardo autentico sulla storia della famiglia di Joe e sullโemigrazione meridionale.
Il percorso espositivo ripercorre la storia dal 1860 a oggi, con un focus su legalitร , giustizia e emigrazione.
Tra gli ambienti visitabili ci sono la cucina, arredata ancora come ai tempi di Joe e sviluppata attorno al camino, la camera da letto con la culla da neonato, oggetti personali e fotografie originali, e la sala da pranzo, arredata in stile liberty con la tavola apparecchiata con stoviglie di famiglia e tovaglioli con il monogramma.
Dipinti e fotografie alle pareti raccontano le generazioni dei Petrosino, documentando anche il successo degli emigranti di ritorno.
Allโinterno dellโedificio รจ stata allestita anche una sezione multimediale innovativa che esplora il ruolo pionieristico di Petrosino nella lotta alla mafia, con filmati originali, documenti dโarchivio e cronache contemporanee.
Infine, ad accompagnarti alla scoperta di un luogo cosรฌ affascinante troverai Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe Petrosino, prima guida ufficiale e oggi anche coordinatore delle altre guide. ร sopratutto grazie al suo lavoro e alla sua passione se oggi la casa museo รจ aperta al pubblico. Nino e i suoi collaboratori arricchiscono la visita con narrazioni coinvolgenti, trasmettendo al visitatore valori di legalitร e giustizia e un senso di autentica accoglienza. Ci si immerge, cosรฌ, non solo in un ambiente museale ma, sopratutto, in una comunitร che seppur tra difficoltร ed emigrazione ancora resiste con orgoglio e tenacia. Una visita emozionante che fa rivivere le storie di chi ha abitato questi spazi, celebrando lโereditร di un eroe senza tempo e di una comunitร resiliente.
Chi era Joe Petrosino
Primi anni e l’emigrazione in America
Giuseppe “Joe” Petrosino nacque il 30 agosto 1860 a Padula, in provincia di Salerno. Nel 1873, la sua famiglia emigrรฒ a New York, stabilendosi a Little Italy. Giovane intraprendente, Joe lavorรฒ come strillone e lustrascarpe per sostenere la famiglia. Nel 1878, viene assunto come netturbino dal comune di New York.
Nel 1883 entra nel Dipartimento di Polizia di New York, distinguendosi per la sua determinazione e abilitร investigative. Essendo l’unico poliziotto italiano, affrontรฒ pregiudizi sia dai colleghi che dalla comunitร italiana. Tuttavia, la sua dedizione lo rese rispettato e temuto, al punto che la frase in codice “oggi Petrosino ind’ ‘a minestra” veniva usata per segnalare la sua presenza nel quartiere giocando sul significato di โpetrusinoโ che in dialetto siciliano, ma anche in quello napoletano, significa prezzemolo.
La lotta alla mafia
Un momento cruciale nella carriera di Petrosino fu l’appoggio di Theodore Roosevelt, allora assessore alla polizia e futuro presidente degli Stati Uniti. Nel 1895, grazie alla fiducia di Roosevelt, Petrosino fu promosso sergente e potรฉ dedicarsi interamente alle indagini. La sua conoscenza della lingua e della cultura italiana gli permise di infiltrarsi efficacemente nelle organizzazioni criminali, combattendo la Mano Nera e altre attivitร illecite che minacciavano la comunitร italo-americana.
Nel 1905, Petrosino fu promosso tenente e incaricato di organizzare l’Italian Branch, una squadra speciale composta da poliziotti italiani. Sotto la sua guida, l’unitร ottenne notevoli successi, tra cui la protezione del tenore Enrico Caruso da minacce mafiose. Petrosino era noto per la sua inflessibilitร verso la criminalitร e per l’uso di tecniche investigative innovative, molte delle quali sono ancora oggi in uso.
Nel 1909, durante una missione segreta in Italia tesa a raccogliere informazioni per contrastare le attivitร mafiose transatlantiche, una fuga di notizie compromise la sua copertura. Il 12 marzo 1909, a Palermo, Petrosino fu assassinato in piazza Marina. La sua morte suscitรฒ indignazione sia in Italia che negli Stati Uniti, e al suo funerale a New York parteciparono circa 250.000 persone.
Il mandante e l’esecutore dell’omicidio
L’omicidio di Joe Petrosino rappresenta uno dei crimini piรน emblematici nella storia della mafia, simbolo dell’impunitร e della complessitร delle reti criminali transatlantiche. La sua morte evidenzia le sfide affrontate nella lotta contro la criminalitร organizzata e l’influenza pervasiva che essa esercitava ed ancora esercita su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Le indagini dell’epoca suggerirono che l’omicidio fosse stato orchestrato da figure di spicco della malavita italo-americana. Si ipotizzรฒ che Giuseppe “Piddu” Morello e Giuseppe Fontana, affiliati a Cosa Nostra Statunitense, avessero incaricato il boss siciliano Vito Cascio Ferro di eliminare Petrosino. Al momento dell’arresto, a Cascio Ferro fu trovata una fotografia di Petrosino, ma un alibi fornito da un deputato amico lo scagionรฒ. Ciรฒ nonostante, il questore di Palermo, Baldassarre Ceola, denunciรฒ 14 persone per concorso nell’omicidio. Tuttavia, per mancanza di prove, tutti gli indagati furono prosciolti, lasciando il caso irrisolto.
Anni dopo, il prefetto Cesare Mori arrestรฒ Vito Cascio Ferro, che fu condannato all’ergastolo per un altro omicidio. Durante un’intervista in prigione, Cascio Ferro dichiarรฒ di aver ucciso un solo uomo in vita sua in modo “disinteressato”, lasciando intendere un riferimento a Petrosino. Nel 2014, intercettazioni telefoniche nell’ambito dell’Operazione Apocalisse della Guardia di Finanza di Palermo sembrarono confermare questa ipotesi. Domenico Palazzotto, discendente di Paolo Palazzotto, fu intercettato mentre affermava che suo prozio aveva ucciso Petrosino per conto di Cascio Ferro. Queste rivelazioni rafforzano l’ipotesi di un coinvolgimento diretto della mafia siciliana e newyorkese nell’assassinio di Petrosino, anche se il caso rimane ufficialmente irrisolto.
Joe Petrosino nellโarte e nella cultura
Letteratura e fumetti
La figura di Joe Petrosino ha ispirato una vasta produzione letteraria. Nel 1909, la Verlagshaus fรผr Volksliteratur und Kunst pubblicรฒ un primo romanzo popolare in Germania, seguito tra il 1910 e il 1911 da un’opera a fascicoli attribuita a Ferdinand Laven. Negli Stati Uniti, la casa editrice Eichler inserรฌ Petrosino nelle storie di Nick Carter. In Francia, la Ferenczy pubblicรฒ nel 1912 una biografia romanzata.
In Italia, Guglielmo Stocco scrisse Giuseppe Petrosino il terrore della Mano Nera (1912), mentre Arrigo Petacco pubblicรฒ il romanzo biografico Joe Petrosino nel 1972. Anche Secondo Signoroni scrisse diversi gialli ispirati alla sua figura. Opere piรน recenti includono La mano nera di Onofrio Catacchio (2017), il libro di Stephan Talty La Mano Nera – La vera storia di Joe Petrosino (2017) e i romanzi di Salvo Toscano (2019, 2022).
Infine, tra il 1938 e il 1939, lโeditore fiorentino Mario Nerbini pubblicรฒ un fumetto su Petrosino nella rivista LโAvventuroso, mentre nel 2017 Sergio Bonelli Editore dedicรฒ a lui un albo della collana Le storie.
Cinema e televisione
Petrosino รจ stato protagonista di diversi adattamenti. Nel 1909 uscรฌ un documentario sui suoi funerali. Tra i film dedicati alla sua storia ci sono Pagare o morire (1960) e La mano nera (1973). La televisione italiana ha prodotto la miniserie Joe Petrosino nel 1972, con Adolfo Celi, e un’altra nel 2006 con Giuseppe Fiorello. La sua storia รจ stata anche ricordata in Squadra antimafia.
Teatro
Il teatro ha omaggiato Petrosino con il monologo di Alessandro Fortarezza (2016) e lo spettacolo di pupi antimafia di Angelo Sicilia (2018-2019).